Quello che non sai di me

Regie: Rolando Colla

Dauer: 2:01:00

Produktionsjahr: 2017

Produktion: Elena Pedrazzoli (Peacock Film), Emanuele Nespeca (Solaria Film), Karla Stojáková (Axman Production)

Drehbuch: Rolando Colla, Marina Guerrini, Roberto Scarpetti

Cast: Linda Olsansky, Koudous Seihon, Cristian Izzo, Gaia Sciarini, LeAnn-Maria Stefanachi, Eva Sitta, Emanuela Scirea u.a.

Kamera: Ariel Salati

Schnitt: Esmeralda Calabria

Musik: Bernd Schurer



Presse

SÜDDEUTSCHE ZEITUNG

 

Und nun also der Hauptpreis für einen schwierigen, faszinierenden, berührenden Film, der zeigt, wie zerbrechlich das Glück zwischen einem Flüchtling aus Afrika und einer alleinerziehenden weißen Mutter in der Schweiz ist. Zumal wenn der Schwarze fälschlicherweise in die Mühlen der Justiz gerät.

 

Im Mittelpunkt des Films steht Ikendu, gespielt von Koudous Seihon, der aus Mali nach Europa geflüchtet ist. Im Schweizer Ort Bellinzona versucht er Fuß zu fassen. Hier lernt er Patricia kennen, eine allein erziehende Mutter mit zwei Töchtern von verschiedenen Vätern, die als Velo-Mechanikerin arbeitet. Die beiden verlieben sich, heiraten, alles scheint gut. Doch dann wird Ikendu festgenommen, er soll Drogen geschmuggelt und gedealt haben. Bald wird klar, dass seine afrikanischen Freunde ihn belasten. Seine Beziehung zu Patricia droht zu scheitern, denn sie weiß nicht mehr, was und wem sie glauben kann. (...)

 

Die Jury begründete ihre Wahl auch damit dass sich der Film unter Vermeidung jeglicher Klischees mit dem Thema Flucht auseinandersetze und ein höchst brisantes Problem zur Sprache bringe, das aktueller kaum sein könnte: den strukturellen Rassismus im gegenwärtigen Europa und seine konkreten Auswirkungen auf die Betroffenen.

 

 

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Ikendu è un rifugiato del Mali che, dopo avere lavorato in Libia è passato alle coltivazioni di pomodoro del sud Italia per poi raggiungere Bellinzona in Svizzera. Qui trova lavoro presso una fabbrica di pannelli che vengono inviati in Africa e si innamora, sposandola, di Patricia, un'immigrata ceca che ha due figlie nate da due relazioni. Tutto procede nella normalità fino a quando Ikendu non viene arrestato con l'accusa di spaccio.

 

Rolando Colla torna a leggere una società, quella svizzera, che si trova a confrontarsi con il fenomeno dell'immigrazione dal Sud del pianeta. Lo fa spinto dal desiderio di leggere nel profondo le esistenze, le ragioni e i torti dei suoi personaggi.

 

Potremmo definire lo stile di Colla come simile (e il paragone non dovrebbe offenderlo) a quello di Ken Loach. Come il regista di Nuneaton lui, che è nato a Sciaffusa, sa che il miglior modo di raccontare la Storia consiste nel chinarsi sulle storie della gente comune che spesso costituisce il sensore più attendibile di ciò che sta accadendo nel mondo.

 

Patricia e Ikendu li conosciamo a poco a poco, ne apprendiamo le fragilità così come gli slanci, i compromessi così come le speranze. Colla non dirige pamphlet in cui gridare contro ciò che non funziona ma piuttosto percorsi che, passo dopo passo, pongano chi guarda all'altezza di coloro che vengono guardati promuovendo non l'ipocrita compassione ma l'empatia.

 

 Un'empatia che spinga a chiedersi, fino all'ultima sequenza: "Cosa farei io se fossi al loro posto?".

C'è un proverbio attribuito ai nativi americani che dice: "Prima di giudicare una persona cammina nei suoi mocassini per tre lune". Colla ci chiede di camminare nelle scarpe di Ikendu e di Patricia, di comprendere le loro ragioni, di scoprire in parte il loro non detto e anche, in fondo, di indossare le calzature del Pubblico Ministero, se non per giustificarla almeno per capirne gli intenti in un film che tutti dovrebbero vedere. (...)